Il post che segue è il naturale seguito di quello postato venerdì …  Il mio buon combattimento … domani sull’Etna, 14.06.2013, venerdì

Con un tuffo nelle acque di Marina di Cottone si è conclusa un’altra pagina dei miei annali podistici.

Era dalla mattina della partenza che immaginavo di chiudere la giornata con il primo bagno di stagione. E così è stato. Stavo per rimettermi in macchina per tornare a Palermo quando il desiderio di immergermi per un bagno ristoratore è stato più forte di me.

Tovaglia in mano mi sono presentato al gestore del Lido Pennino e gli ho detto “Ho finito la maratona, ho bisogno di una doccia ma prima vorrei fare un tuffo”. Non ero un bello spettacolo. Dai polpacci in giù la cenere dell’Etna mi rendeva molto simile ai barboni nei quali ci imbattiamo nelle nostre città e il sale del sudore doveva pure spiccare sulla pelle del mio volto. Ma il signor “Pennino” non ha battuto ciglio e senza farmi finire di parlare mi ha detto “Si accomodi”.

E’ stato il bagno che non dimenticherò più. Nonostante la temperatura dell’acqua la avessi “apprezzata” già con il contatto dei piedi, mi sono buttato e mi sono concesso alcune bracciate. Tutti i miei muscoli hanno avuto un brivido ma dopo tutto quel correre e camminare per le pendici dell’Etna credo che mi abbiano ringraziato. Sono stati pochi minuti ma è stato semplicemente stupendo. Dopo la doccia mi sono seduto al baretto dello stabilimento e mentre sorbivo un chinotto ghiacciato (una birra sarebbe stata la morte sua ma doveva guidare) e apprezzavo il salato delle patatine la mia mente ha fatto un rapido “rewind” della giornata.

Ricordo che qualcuno annunciava il mio nome e qualcun’altro, forse altra, mi metteva una medaglia al collo. Dopo 6 ore e 38 minuti circa ho terminato il mio ennesimo buon combattimento, 43 km e cocci, dei quali soltanto un 2 o 3 di discesa o pianeggianti, per un dislivello di 3000 m.

Prima di partire mi ero posto tre obiettivi. Il primo è quello di sempre … arrivare al traguardo sulle mie gambe … obiettivo centrato. Il secondo era di finirla in meno di 6 ore … obiettivo mancato … dopo 21-22 km sono andato in affanno e non riuscivo più a correre, il tratto che quindi pensavo di camminare è passato dai 13 ai 21 km e di questo il tempo ne ha risentito. Il terzo obiettivo non lo avevo ancora deciso alla partenza, lo avrei scelto durante la corsa … e alla fine ho concordato con me stesso che era quello di portare a casa la pelle … sembra che ci sia riuscito. Ci sono stati momenti veramente duri e fortunatamente sono riuscito a superarli … l’altura sia che corri sia che cammini può giocare brutti scherzi.

La corsa sembrava nascere sotto i migliori auspici. Situazione muscolare ottimale. Buone sensazioni e motivazioni. Ma forse ho commesso l’errore nel quale troppo spesso cado … seguire un ritmo che non è il mio. Fino al 18 km l’andatura è stata troppo allegra per le mie attuali condizioni e il conto mi è stato presentato regolarmente. Ho provato a continuare a correre a un ritmo più modesto per altri 3-4 km ma ormai mi ero giocato le mie risorse. Nonostante la delusione per quello che avrei voluto fare e che non ho fatto, avevo la certezza che in cima … comunque … ci sarei arrivato.

Le mie corse sono costantemente oggetto di un negoziato tra il mio “io” podista e il mio “io” sedentario. Finchè le forze reggono è un assolo dell’io podista ma quando la spia delle risorse energetiche comincia a segnalare che stai andando in riserva l’io sedentario comincia a reclamare. Resistere alle lusinghe dell’io sedentario è sempre più difficile lungo lo svolgersi della gara (ogni baretto, panchina all’ombra, taxi e bus che sembrano aspettare solo te) e mentre cominci a prendere in considerazione l’ipotesi di una onorevole resa (e le motivazioni le propone lo stesso io podista che comincia a pensare che l’io sedentario non è poi così malvagio) i chilometri passano e l’io sedentario comincia a capire che lo stai prendendo in giro ancora una volta. Ma alla fine l’emozione dell’ennesimo traguardo raggiunto soddisfa anche lui … ospite non pagante e non contribuente allo sforzo … anzi.

Mentre guardo il mare dal baretto del Lido Pennino penso ai tanti personaggi che ho incrociato in questa giornata. Ognuno a suo modo un grande personaggio. Decidere di partecipare a una gara come la supermaratona dell’Etna non è una decisione facile e non si improvvisa, e se il numero dei partecipanti non è quello che tutti auspicherebbero le ragioni ci sono. E’ una gara dura che ti porta al limite e per sottoporti a uno sforzo fisico come quello della maratona in altura fino ai 3000 m s.l.m. devi essere certo delle tue condizioni o devi essere proprio un incosciente … io mi iscrivo di diritto alla seconda categoria.

Con l’ultimo sorso di chinotto faccio i complimenti a me stesso, agli amici della Palermo H13,30 e a tutti i partecipanti allo stupendo spettacolo che anche quest’anno l’Etna ci ha riservato.

Una domanda mi sorge spontanea … ma perchè non organizzano il pasta party al Lido Pennino?

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