Il testo che segue è la terza “pillola” estratta dal post … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica

In questa parte del documento mi limito a elencare alcuni dei temi che mi stanno più a cuore. L’elenco dovrà essere integrato con quelli che verranno suggeriti da tutti coloro che vorranno partecipare alla stesura di quello che potrebbe essere il documento programmatico per la rivisitazione della nostra Amministrazione in una chiave che sia più rispondenti ai bisogni dell’utenza e che al contempo si faccia carico delle prospettive dei dipendenti.

Nella prossime pillole si affronteranno nel dettaglio i vari temi … ma se proprio non vuoi attendere vai direttamente a … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica …!

  1. I temi sui quali mi vorrei cimentare e sui quali chiedo il vostro contributo.
  2. Una nuova organizzazione degli uffici dirigenziali della Regione.
  3. La regolamentazione del conferimento degli incarichi dirigenziali.
  4. L’attribuzione di posizioni di responsabilità anche a personale con qualifica diversa da quella dirigenziale.
  5. La formazione obbligatoria per l’accesso ad alcuni incarichi.
  6. La valutazione della performance.
  7. Il turn over del personale e la progressione di carriera.
  8. L’adozione del controllo di gestione e delle tecniche del project management nella gestione degli uffici.
  9. La Regione Siciliana come casa di cristallo. Totale pubblicità sui siti web istituzionali di tutti gli atti relativi all’operato dell’Amministrazione. ”

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La seconda pillola è stata pubblicata con il post … L’organizzazione che vorrei, Pillola n°2, del 24 febbraio 2013, domenica

 

 

 

Il testo che segue è la seconda “pillola” estratta dal post … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica

In questa parte del documento affronto il tema del rapporto con il sindacato. L’iniziativa che mi sono proposto di portare avanti, se riuscirò a trovare la collaborazione di tante amiche e tanti amici di buona volontà, a una prima analisi potrebbe sembrare una sovrapposizione al lavoro svolto dal sindacato. Non è così … e provo a spiegarlo nella parte del documento che vi proposto in questa “pillola n.2”!

  1. Un’altra considerazione, il ruolo del sindacato. Il lavoro che vi propongo e al quale vi chiedo di contribuire è un lavoro dagli oneri certi, il nostro lavoro, e dai risultati molto incerti, la possibilità di un giorno vederlo realizzato, in parte o totalmente.
  2. Perchè un sindacato ci si dovrebbe cimentare? Un sindacato che non riesce a stare dietro alle emergenze di tutti i giorni dei propri iscritti quali risorse, e per quanto tempo, potrebbe dedicare a un progetto del genere? Non lo so, ma temo che abbiano altre priorità.
  3. Naturalmente non li giustifico. Non li giustifico perchè continuare a svuotare la barca con un secchiello quando si è in presenza di uno squarcio dal quale entra acqua in misura dieci volte superiore a quella che tolgo è un modo di lavorare miope … si è destinati ad affogare. Secondo voi la nostra barca sta affondando o grazie all’operato dei sindacati riusciremo a farla navigare speditamente?
  4. Comunque, si tratta di scelte strategiche che appartengono a loro e in assenza di una loro proposta che possa riuscire a coinvolgere i lavoratori, proviamoci noi a elaborarne una. E forse potrebbe essere meglio così. Non avendo nessuno di noi alcun ruolo di governo, il lavoro che realizzeremo potrebbe essere un autentico esercizio privo di interessi personali, di fotografie, che invece notoriamente si trovano in quei documenti nei quali il risultato si traduce in fatti concreti che possono portare benefici a qualcuno.
  5. Mi piacerebbe quindi che riuscissimo a scrollarci di dosso il nostro egoismo e provassimo a disegnare una organizzazione che vorrei che non fosse soltanto quella che vorrei io ma che potrebbe volere ogni persona di buon senso animata da volontà di fare bene al prossimo e non soltanto a se stessa.
  6. Detto ciò proviamo a essere un po’ più concreti … si fa per dire.”

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La prima pillola è stata pubblicata con il post … L’organizzazione che vorrei, Pillola n°1, del 3 febbraio 2013, domenica

 
 
Il testo che segue è la prima “pillola” estratta dal post … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica
 
In questa parte del documento si è alle premesse. Provo a descrivere lo spirito che si dovrebbe avere nell’approccio alla redazione di un documento di questo tipo.
 
“Il documento che segue è un esercizio nel quale mi sono voluto cimentare e che va considerato come un “work in progress” nel quale andare ad aggiungere o emendare o integrare i punti che ho registrato a oggi. Se qualcuno vi troverà fonte di ispirazione non ne potrò che essere lieto ma ciò non toglie che a ognuno di noi non può essere tolta la speranza in qualcosa di migliore di quello che viviamo oggi.
Buona lettura
  1. Perchè cimentarsi nell’impegno di provare a descrivere l’organizzazione nella quale vorrei lavorare?
  2. Perchè un giorno si potrebbe riuscire a sensibilizzare il decisore politico e si potrebbe realizzare finalmente il sogno di una organizzazione che opera mettendo al centro i bisogni dei propri utenti e che per fare ciò ricorre alle migliore professionalità di cui dispone.
  3. Una organizzazione nella quale non importa quale sia il territorio di appartenenza del decisore politico e non importa quale sia la collocazione “parentale-politico-sindacale-segreta” del lavoratore.
  4. Una organizzazione che fa le cose che vanno fatte e che le fa fare a chi è capace di farle. Fin troppo semplice … no?
  5. Mi rendo conto che ognuno di noi che critica il “sistema” ritiene che nell’organizzazione che vorrei avrebbe finalmente il riconoscimento che fino a oggi è mancato o che comunque non ha consentito di raggiungere la posizione alla quale ha sempre aspirato, perchè ognuno di noi ritiene di non avere eguali … naturalmente.
  6. Ecco, questo potrebbe essere il giusto spirito, ma sarebbe estremamente difficile riuscire a descrivere un modello di organizzazione che vorrei nella quale tutti ci potessimo identificare perchè ognuno di noi ha i suoi punti di forza e le sue debolezze, ha una maggiore sensibilità per certi temi e meno per altri. Se operassimo nell’ottica di immaginare l’organizzazione che vorrei a nostra immagine e somiglianza ci troveremmo di fronte, verosimilmente, a una organizzazione monca e squilibrata che non sarebbe certo migliore di quella nella quale viviamo.
  7. Il nostro sforzo deve quindi essere quello di provare a guardare oltre il nostro personale ritorno e a ciò di cui l’utenza della organizzazione ha bisogno.
  8. Utopia? Certamente, ma noi siamo quelli di Perchè no … o no?”
 

 
Nel post … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica … ho provato a descrivere quello che potrebbe essere destinato a restare un sogno … l’“organizzazione” nella quale mi piacerebbe lavorare.
Il documento riportato nel post è un po’ lungo, ma lo sarebbe potuto essere ancora di più.
Non so in quanti si siano cimentati nella sua lettura. Non in tanti, credo. Oramai leggere è diventato una impresa e si vorrebbe tutto ridotto, compresso … sintetizzato.
Proverò quindi a riprendere il documento del post e a trasformarlo in “pillole” e se necessario proverò a spiegare le ragioni per cui quella “pillola” è stata inserita nel documento … rischiando di tornare a essere troppo lungo. Proverò a contenermi.
Prima di iniziare un chiarimento. Che rapporto c’è tra “Perchè no” e l’ “Organizzazione che vorrei”?
L’ “Organizzazione che vorrei” non è il mio personale sogno, dovrebbe essere il sogno di ogni lavoratore che è conscio del fatto che trascorre la parte migliore del proprio tempo lavorando all’interno di una organizzazione della quale vorrebbe sentirsi parte e protagonista e soprattutto considerato per quello che è … una persona! Una persona che ha a cuore la propria dignità e che comprende pienamente la propria funzione sociale nei confronti di una comunità di cittadini che chiede i servizi di cui ha di bisogno e che l’ “Organizzazione” è tenuta a erogare.
L’ “Organizzazione che vorrei” è il progetto … “Perchè no” è lo strumento per provare a realizzare quel progetto.
 
 
Il documento che segue è un esercizio nel quale mi sono voluto cimentare e che va considerato come un “work in progress” nel quale andare ad aggiungere o emendare o integrare i punti che ho registrato a oggi. Se qualcuno vi troverà fonte di ispirazione non ne potrò che essere lieto ma ciò non toglie che a ognuno di noi non può essere tolta la speranza in qualcosa di migliore di quello che viviamo oggi.
Buona lettura
  1. Perchè cimentarsi nell’impegno di provare a descrivere l’organizzazione nella quale vorrei lavorare?
  2. Perchè un giorno si potrebbe riuscire a Continua a leggere »
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