L’assessore Bianchi dirà pure che la manovra ha retto ma a leggere l’impugnativa del Commisario dello Stato c’è da dubitare seriamente sulla preparazione degli estensori delle norme e sul concetto di legalità che gli stessi hanno in mente.
Per leggere l’impugnativa del Commissario clicca QUI (http://www.blogsicilia.it/wp-content/uploads/2013/05/impugnativa-ddl-69.pdf)
 
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Oggi siamo riusciti in un’impresa alla quale hanno contribuito in tanti.
Singoli colleghi e alcune organizzazioni sindacali, prima fra tutte certamente la Cisl-Fp con i cui referenti sono stato costantemente in contatto.
E’ stato certamente un buon lavoro di squadra e dobbiamo essere grati anche a tanti deputati di diversi schieramenti ai quali è stata spiegata l’enormità che si stava compiendo nei confronti della dirigenza della Regione Siciliana.
Non ho potuto seguire i lavori d’aula, si svolgevano di mattina ed ero impegnato in riunioni di lavoro, ma mi è stato riferito da più fonti che l’onorevole Cracolici ha svolto un intervento nel quale ha ben rappresentato l’inopportunità dell’emendamento governativo che sopprimeva la clausola contrattuale di salvaguardia del CCRL della dirigenza … un grazie dovuto quindi all’onorevole Cracolici e al suo partito, ma anche agli altri che più si sono impegnati, e tra questi anche l’onorevole Totò Cordaro.
Questa vicenda mi porta però a svolgere alcune riflessioni.
Tutto questo impegno che per quasi 48 ore ha visto tanti colleghi attivarsi e sensibilizzare tutti coloro che si potevano sensibilizzare, cosa ha prodotto?
In fondo non è che abbiamo ottenuto qualcosa, anzi resta il taglio del 20% del fondo per le indennità dirigenziali, abbiamo semplicemente ottenuto il mantenimento dello status quo che ci permette di continuare a svolgere il nostro lavoro senza pesanti penalizzazioni.
Resta però il fatto che noi dirigenti della Regione restiamo nel mirino di un sempre più vasto schieramento di detrattori che ci accusano di tutto e di più come se fossimo noi i responsabili di tutti i mali della Regione.
Ma i nostri detrattori parlano con cognizione di causa?
Il Presidente non sa nulla di noi eppure viola sistematicamente le norme contrattuali dei lavoratori regionali in quanto siamo dei fannulloni e operiamo in un contesto opaco che più che a una Pubblica Amministrazione fa pensare a una consorteria di tipo mafioso dove la “manciugghia” è la norma.
I neo deputati del M5S ritengono che siamo troppi e che guadagniamo troppo e quindi propongono un taglio del 30 % del nostro trattamento stipendiale affinché si possano recuperare una cinquantina di milioni di euro da destinare al microcredito o al reddito di cittadinanza … nel nome di una solidarietà forzata da parte di ha tanto (???) nei confronti di non ha nulla o ha poco (i precari sponsorizzati o da sponsorizzare?).
I cittadini anonimi frequentatori dei siti web online non ci fanno mancare le loro critiche, che per la verità sono equamente distribuite tra tutti i dipendenti regionali senza distinzione alcuna … salvo quelli che si dilettano nel “fuoco amico”, come se il fango buttato sulla dirigenza non schizzasse anche su tutto il resto del personale.
Una parte dei colleghi dirigenti, e non (soprattutto), che se la prendono con chi di noi non risponde ai tanti personali ideali di dirigente tipo che naturalmente è pienamente rispondente al profilo di ciascun detrattore dirigente mancato o aspirante in servizio permanente effettivo.
Dulcis in fundo una stampa, soprattutto locale, che non ci ama e che sa che ogni qualvolta pubblica qualcosa sui dipendenti della Regione è come se agitasse il drappo rosso davanti a una mandria di tori.
Volendo usare una metafora … siamo costantemente seduti sulla bocca di un vulcano … attivo.
Possiamo continuare così?
Io ritengo che chi ha voce in capitolo dovrebbe farsi promotore di una iniziativa che si sforzi di superare tutte le contraddizioni, vere o presunte, dell’attuale legge regionale 10 del 2000 e provi a rimettere in cammino tutto il treno di questa Regione e non soltanto alcuni vagoncini. Si tratta cioè di far uscire la dirigenza regionale da questa presunta “precarietà” e di dare delle risposte alle legittime aspettative di crescita professionale e di carriera di migliaia di dipendenti di ruolo della Regione che sono gli unici in tutto il panorama del pubblico impiego nazionale per i quali non è previsto alcun meccanismo di progressione giuridica. Ma il “treno” della Regione ha bisogno di altri interventi che non riguardano soltanto il personale e che non sto qui a descrivere ma che sono ben noti agli addetti ai lavori … la Regione ha anche una “utenza” alla quale dovremmo erogare dei servizi di qualità.
Per quanto mi riguarda non farò mancare il mio contributo, se richiesto, all’eventuale iniziativa che qualcuno si vorrà intestare, anche se da domani proverò finalmente a concentrarmi sulla oramai costituita associazione “Perchè no … qualcosa si muove” attraverso la quale, insieme a un gruppo di amiche e amici, proverò a gettare le basi per la creazione di una comunità di pratica tra i dipendenti (senza distinzione di categoria) della Regione, e non, che riesca a mettere in luce le eccellenze, ma anche le “normalità”, che anche nella Regione Siciliana ci sono.
Se vogliamo toglierci dal mirino dei detrattori, se vogliamo farci ascoltare, io credo che prima dobbiamo dimostrare chi siamo attraverso una operazione “verità” per realizzare la quale abbiamo bisogno di tempo nel corso del quale far crescere l’autorevolezza dell’associazione. Autorevolezza che sarà determinata dalla nostra capacità di proposta e di denuncia sulla base della puntuale conoscenza dei fatti della nostra Amministrazione.
Tutti insieme, le amiche e gli amici che hanno a cuore il proprio Ente e il proprio lavoro, potremo riuscire a cambiare le cose e togliere finalmente gli alibi ai veri colpevoli del degrado della Regione.
Questo sarà il mio impegno nel prossimo futuro e spero che possa essere anche il vostro … affinchè ogni legge in discussione all’Ars non sia per noi sempre una minaccia ma piuttosto una opportunità!
Un buon 1° maggio a tutti i lavoratori … e quindi anche a voi amiche e amici colleghi regionali e alle vostre famiglie.
 
 
Gli sforzi di queste ultime 48 ore sono state coronate da successo. L’emendamento governativo con il quale si introduceva lo “spoil system” per tutta la dirigenza regionale e la eliminazione “di fatto” della terza fascia dirigenziale è stato ritirato. Sarà decurtato del 20 % il fondo per il salario accessorio della dirigenza … ma questo lo avevamo già messo in conto … siamo obbligati alla solidarietà.
Un grazie a tutti i colleghi che si sono attivati per raggiungere questo risultato e un grazie a quei deputati regionali che si sono resi conto della enormità che era stata proposta loro e che hanno condiviso che tutta la materia venga ricondotta all’interno di un disegno di legge organico che possa rimettere ordine nell’Amministrazione regionale.
Anche l’articolo relativo alla riapertura di finestre pensionistiche è stato cassato … ma sulla sua “illegittimità” non c’erano molti dubbi!
A più tardi per alcune considerazioni su questa vicenda che devono far riflettere non soltanto la dirigenza regionale ma tutto il comparto dei lavoratori dell’Ente regione.
Un buon 1° maggio a tutti … anche a chi a provato a mandarcelo sottosopra!
 
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Molti dei colleghi che hanno ricevuto il mio “allarme” si sono attivati e ognuno ha provato a sensibilizzare i propri referenti politici all’ARS.
La cosa che più stupisce è che una norma di questa portata e di questo impatto era sconosciuta ai più. I più preparati ricordavano che i commi “incriminati” (eliminazione della clausola di salvaguardia dirigenziale e incarichi dirigenziali soltanto ai dirigenti di prima e seconda fascia) era stata “cassata” in commissione di merito.
I commi in questione sono stati inseriti nell’ennesimo emendamento governativo che alle 12,00 non risultava ancora depositato per l’aula.
Sembra che l’emendamento adesso riporti la numerazione 22.5.
Sembra anche, forse a seguito delle pressioni “lobbistiche” esercitate, che l’assessore Valenti (allora esiste!) abbia presentato al presidente Crocetta un subemendamento con il quale si riscrive il secondo comma omettendo il riferimento alle fasce dirigenziali alle quali affidare gli incarichi dirigenziali.
Se così fosse dovremmo essere grati al Governo che piuttosto la pena di morte ci ha condannato al carcere a vita … naturalmente essendo innocenti!
In pratica, un articolo che presentava palesi vizi di incostituzionalità adesso viene corretto e recepisce in pieno la direttiva con la quale il Presidente della Regione aveva ordinato all’Aran Sicilia di tagliare le indennità dirigenziali e di eliminare la clausola di salvaguardia, missione non riuscita per palese inaccettabilità da parte delle organizzazioni sindacali.
Il Presidente della Regione ottiene per legge, almeno questa volta si è avvalso di un organo parlamentare, quello che non è riuscito a ottenere attraverso la contrattazione sindacale come vorrebbero le norme in materia di disciplina del lavoro nel pubblico impiego.
La marcia indietro sulla esclusione dei dirigenti di terza fascia dagli incarichi dirigenziali più che una concessione alle “pressioni” appare come un atto dovuto nei confronti dell’intelligenza e della logica, atteso che sarebbero dovuti decadere gran parte dei dirigenti generali, dei capi di gabinetto e dei responsabili delle strutture intermedie della Regione (oltre 500 incarichi da affidare a soli 51 dirigenti – 2 di prima fascia e 49 di seconda) … ero proprio curioso di vedere cosa sarebbe successo.
La decurtazione del 20% del fondo del salario accessorio dei dirigenti della Regione ci può anche stare, vista la crisi dilagante, anche se non riesco a capacitarmi sul perchè il taglio abbia interessato soltanto la dirigenza e il perchè della disparità di trattamento con i dirigenti del Servizio sanitario regionale (ora capisco la fuga dei comandati dall’assessorato alla salute – non sono stati mandati via … se ne sono andati!) ai quali verrà, forse, imposto un taglio del 10% ma soltanto sulla indennità di risultato (a un dirigente regionale con 10 mila euro di indennità sarà applicata una decurtazione di 2600 euro – tra indennità di posizione ed effetti su quella di risultato – mentre a un dirigente della sanità con una analoga indennità la decurtazione sarà di appena di 2-300 euro, e non va dimenticato che i dirigenti del SSR prendono di più dei dirigenti della Regione e sono anche tanti di più – tutti i medici sono dirigenti), senza dimenticare che al personale del SSR è stato riconosciuto il CCNL 2006-2009 mentre ai dipendenti della Regione questo diritto è stato negato.
 
Sulla eliminazione della clausola di salvaguardia. Quando facevo sindacato non ho mai considerato la clausola di salvaguardia un tabù … ero disposto a parlarne, tanto è vero che nella piattaforma che avevo elaborato per il mio sindacato avevo ipotizzato un percorso che potesse portare al suo superamento.
Così come la propone il Governo, e il Parlamento si appresta a votarla, si tratta però di un azzeramento di una norma di civiltà. Di fatto si sta estendendo surrettiziamente lo spoil system a tutta la dirigenza e non soltanto a quella di livello generale. A ogni rinnovo di contratto individuale il dirigente potrà non vedersi riconosciuta l’indennità precedentemente percepita, che potrà anche essere azzerata. Se ne ha un esempio lampante con i dirigenti dei dipartimenti formazione, territorio, attività produttive “rimossi” in questo primo scorcio di 2013 in barba alla vigente normativa e che ancora oggi non sono stati destinatari di alcun contratto … figuriamoci dopo l’approvazione di questa norma … il Far West in confronto era un posto per educande!!!
Si dice che questa norma la invochi il Commissario dello Stato. Mi piacerebbe sapere chi ha parlato con il Commissario!
Il recepimento del comma 32 dell’articolo 9 del D.L.78 del 2010 che prevede il superamento della clausola di salvaguardia è riferito a una realtà diversa da quella regionale. Si riferisce alla Stato nel quale la dirigenza è articolata in due fasce e il numero di dirigenti è inferiore alle postazioni dirigenziali disponibili e soprattutto risponde a una esigenza dell’Amministrazione dello Stato. Il suo mero scimmiottamento a livello regionale ha un solo obiettivo, il completamento del processo di “precarizzazione” della dirigenza della Regione Siciliana che non si baserà più soltanto sul tipo di incarico cui aspirare ma anche al livello di indennità che sarà demandato al potere politico. Già mi immagino le raccomandazioni “politiche” per riuscire spuntare qualche centinaio di euro in più. Mi astengo da ulteriori commenti.
 
Bisogna riconoscere che il Presidente della Regione dimostra giorno dopo giorno una abilità fuori dal comune che lo lancia innegabilmente verso le più alte vette del potere politico extraregionale. Sembra che sia riuscito a vendere quella che è stata una sua idea (e di un alto burocrate esterno e di un commissario di una agenzia regionale) sin dall’insediamento a un gruppo di neoparlamentari necessari per la tenuta della maggioranza … anche loro pur di non lasciare lo scranno fingeranno di non capirlo e andranno dicendo che hanno cominciato a bastonare la casta … la casta saremmo noi dirigenti regionali da 3.200 euro medi netti mensili, che di questi tempi sembrano una enormità nei confronti di ex funzionari direttivi oggi senatori della Repubblica che guadagnavano in Regione 2732 euro netti mensili o di parlamentari regionali da più di 10 mila euro netti mensili.
Mi ostino a pensare che della vicenda che sta interessando la dirigenza della Regione Siciliana si stia preoccupando tutta la categoria dei dipendenti della Regione perchè oramai siamo noi l’anomalia … quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato presso un ente pubblico che non è in default … la normalità per la Sicilia è il precariato e la continua ricerca del santo a cui votarsi per ottenere un altro anno di proroga fino alla agognata pensione sociale!
Vediamo cosa dobbiamo fare!
Se avrò altre notizie le pubblicherò … sempre che nel frattempo i conati di vomito non me lo impediscano!
 
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Anche se non mi occupo più di sindacato, ho provato comunque a evitare che nei confronti della dirigenza della Regione Siciliana, e degli enti di cui all’articolo 1 della L.r.10/2000, l’attuale Governo regionale si rendesse artefice di una norma che di fatto cancellerà la terza fascia dirigenziale individuando soltanto in 2 dirigenti di prima fascia e in 49 dirigenti di seconda fascia gli unici dirigenti che potranno essere destinatari di incarichi dirigenziali.
Io non so se i tanti colleghi che ho sollecitato e il sindacato cui mi sono rivolto riusciranno nell’impresa di far cassare una norma che già in commissione di merito era stata cassata ma che il Governo ha voluto reintrodurre nel testo che approderà in aula, resta comunque il fatto che siamo una categoria (i dirigenti di terza fascia) che oramai è riuscita a costituire un fronte compatto di detrattori che vanno dal Governo regionale all’opinione pubblica passando per i deputati dell’ARS e finanche per una parte dei nostri stessi colleghi dipendenti regionali.
Credo che sia giunto il momento che la dirigenza regionale si interroghi sul proprio ruolo, che vuole dire fare la necessaria autocritica sulle cose che non hanno funzionato e non funzionano ed evidenziare le cose che funzionano e le proposte che possano ridare slancio a un ruolo altrimenti destinato a soccombere.
Ringrazio fin da adesso coloro che hanno risposto al mio allarme e che si sono attivati in tutte le sedi, ma al di là del risultato che riusciremo a ottenere (la bocciatura dell’emendamento governativo che di fatto esclude la dirigenza di terza fascia dagli incarichi dirigenziali di ogni tipo) credo che sia necessario provare a tracciare un percorso che possa dare dignità al nostro ruolo, e mi piacerebbe che questa esigenza non fosse avvertita soltanto dalla dirigenza ma anche da parte di tutti gli altri colleghi ai quali non è stata mai data una occasione di crescita e di valorizzazione professionale.
Qualche idea da proporre?
 
 
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Ricevo dal sindacato cui sono iscritto e divulgo 
 
“Continuano i lavori in II Commissione Bilancio, due al momento le notizie rilevanti:
 
l’art. 9 (proroghe dei contratti a tempo determinato) è stato emendato e prevede ora la stabilizzazione del personale ex Italter Sirap (praticamente vicini alla celebrazione delle nozze d’argento con il bacino del precariato) non conosciamo il testo, auspichiamo che “passi” indenne dal Commissario dello Stato e che possa dare la stura alla stabilizzazione degli altri colleghi precari ormai storici anch’essi;
 
altra per noi importante notizia è che il comma 2 dell’art. 18 è stato cassato.

Di seguito il testo dell’intero articolo…

Art. 18 Fondo salario accessorio personale con qualifica dirigenziale
1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale con qualifica dirigenziale costituenti il fondo di cui all’art. 66 C.C.R.L. 2002/2005,  come determinato ai sensi dell’art. 1 comma 8 della L.r. 9/2012, è ridotto del venti per cento.  
2. A decorrere dal 1°  gennaio 2013 al personale con qualifica dirigenziale dell’amministrazione regionale,  e degli enti di cui all’art. 1 L.r. 10/2000 si applica l’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al sopra citato articolo 9 D.L. 78/2010, al dirigente viene conferito un incarico corrispondente alla fascia giuridica di appartenenza.
3. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano con le medesime decorrenze agli enti, aziende ed istituti sottoposti a vigilanza, tutela o controllo dell’Amministrazione regionale o che,  comunque, beneficiano di trasferimenti a qualunque titolo a carico del bilancio regionale, comprese le società a totale o maggioritaria partecipazione pubblica, anche se applicano un contratto diverso dal C.C.R.L.
 
Praticamente, il governo, con il comma 2 intendeva omologarsi al resto d’Italia e abrogare, con un semplice colpo di spugna ed in barba al ccrl, la clausola di salvaguardia per la dirigenza e la terza fascia!
 
Per una più completa informazione ecco l’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010:
 
32. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che, alla scadenza di un incarico di livello dirigenziale, anche in dipendenza dei processi di riorganizzazione, non intendono, anche in assenza di una valutazione negativa, confermare l’incarico conferito al dirigente, conferiscono al medesimo dirigente un altro incarico, anche di valore economico inferiore. Non si applicano le eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli; a decorrere dalla medesima data è abrogato l’art. 19, comma 1 ter, secondo periodo, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al presente comma, al dirigente viene conferito un incarico di livello generale o di livello non generale, a seconda, rispettivamente, che il dirigente appartenga alla prima o alla seconda fascia.
 
Il nostro pressing, più o meno “visibile”, con azioni convenzionali e/o di lobbyng, non si ferma mai e lasciatemelo dire: “MENO MALE CHE LA CISL C’È” e quando dico la Cisl intendo nella sua interezza perché, mai come in questo momento, è fondamentale una grande coesione, con il contributo di tutti e a tutti i livelli, senza il quale questi risultati non sarebbero possibili.”

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Non c’è legge di stabilità regionale che non veda la dirigenza della Regione Siciliana predestinata quale agnello sacrificale, anche se non si riesce mai a comprendere su quale altare avverrà questo sacrificio (Giustizia sociale? Redistribuzione del reddito? Spending review? Riequilibrio salariale? Rischio default?).
 
Nel disegno di legge attualmente all’esame dell’Assemblea regionale siciliana sono diversi i passaggi che interessano la dirigenza e in questa riflessione mi occuperò di due passaggi in particolare, il primo è quello relativo al taglio del 20 % della dotazione finanziaria del capitolo di bilancio destinato alla contrattualizzazione dei dirigenti e il secondo è quello relativo alla “abrogazione” della cosiddetta “clausola di salvaguardia”.
 
Posto che oramai la dirigenza viene considerata una “casta”, percependo un reddito annuo lordo che va da un minimo di 50 mila € (dirigente di terza fascia con incarico di studio o ricerca) a un massimo di 90 mila € (dirigente di seconda o terza fascia con incarico di responsabile di area o servizio), escludendo i dirigenti generali e quelli preposti agli uffici speciali (da considerare forse una “supercasta”), e che nessuno è più disposto a ergersi a difesa di questa categoria, non ci resta che fare di necessità virtù.
 
Che ne pensereste di chiedere che questi presunti risparmi per il bilancio regionale venissero destinati a finanziare la prestazione lavorativa in plus orario del personale del comparto non dirigenziale di quegli uffici che scontano le maggiori carenze di organico a fronte dell’entità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese?
 
Si tratterebbe di un beneficio per l’utenza e di una azione solidale, anche se modesta, dei dirigenti nei confronti dei colleghi del comparto che, al di là dei miti, si trovano a fare i conti con trattamenti stipendiali che oscillano tra i mille e i mille e seicento euro netti mensili (operatori, collaboratori, istruttori direttivi) per 36 ore settimanali di lavoro reale a fronte, invece, di tante categorie di lavoratori precari che percepiscono emolumenti magari più bassi (ma ingenti a livello aggregato) a fronte, spesso, di lavoro presunto.
 
In questo modo, il taglio del 20% del salario accessorio delle dirigenza che comporterà un risparmio di 6-7 milioni di € potrebbe avere una sua utile finalizzazione piuttosto che finire in un calderone generale destinato magari a qualche voce della famigerata tabella H che tutti, a parole, vogliono abrogare ma che voi si fa i salti mortali per tenere in vita.
 
Il disegno di legge di stabilità contiene anche un’altra norma che è diventata il cavallo di battaglia degli ultimi due presidenti della Regione, l’abrogazione della clausola di salvaguardia del contratto dirigenziale attraverso il recepimento dell’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010.
 
La norma proposta recita: “2. A decorrere dal 1° gennaio 2013 al personale con qualifica dirigenziale dell’amministrazione regionale, e degli enti di cui all’art. 1 L.r. 10/2000 si applica l’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al sopra citato articolo 9 D.L. 78/2010, al dirigente viene conferito un incarico corrispondente alla fascia giuridica di appartenenza.”
 
A parte il riferimento temporale (si intendono normare dei rapporti contrattuali già sottoscritti tra dirigenti e amministrazione) che buon senso vorrebbe far decorrere da una data successiva a quella di entrata in vigore della legge, si tratta di una proposta che risulta decisamente diversa da quella che pretende di applicare e che si riferisce a un ordinamento statale della dirigenza in due fasce.
 
Il testo del comma 32 dell’articolo 9 del D.L.78/2010 recita infatti … “32. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che, alla scadenza di un incarico di livello dirigenziale, anche in dipendenza dei processi di riorganizzazione, non intendono, anche in assenza di una valutazione negativa, confermare l’incarico conferito al dirigente, conferiscono al medesimo dirigente un altro incarico, anche di valore economico inferiore. Non si applicano le eventuali disposizioni normative e contrattuali piu’ favorevoli; a decorrere dalla medesima data e’ abrogato l’art. 19, comma 1 ter, secondo periodo, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al presente comma, al dirigente viene conferito un incarico di livello generale o di livello non generale, a seconda, rispettivamente, che il dirigente appartenga alla prima o alla seconda fascia.”
 
Come il legislatore regionale e poi l’Amministrazione applicheranno la norma sarà un bel rompicapo … ma non per tutti!
 
Se questo d.d.l. diventerà legge la dirigenza della Regione Siciliana sarà definitivamente asservita alla volontà della politica e del Governo di turno.
 
Per ironia della sorte fu con un Governo di centro sinistra che si separò la politica dall’Amministrazione ed è con un Governo di centro sinistra che si sta riassoggettando l’Amministrazione, e la dirigenza, alla politica e al Governo.
Qualcuno dirà … chi ha fatto il danno gli mette rimedio!
 
 
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