Di sole parole si muore e noi siamo già in agonia (http://livesicilia.it/2013/05/11/di-sole-parole-si-muore-e-noi-siamo-gia-in-agonia_313821/) …
 
E’ la lettera di un lavoratore della formazione. Ma potrebbe essere la lettera di uno dei tanti lavoratori precari che abbiamo in Sicilia e che ci sono anche nelle altre regioni. Umanamente è toccante e dispiace che in più di un decennio una persona non possa avere trovato una situazione lavorativa stabile … per quanto possa essere stabile un lavoro di questi tempi che la crisi ha travolto di tutto.
Ma al di là dell’aspetto umano, invito i colleghi dipendenti regionali a riflettere su quanto afferma questo lavoratore, sul lavoro che svolgeva, sull’impegno che ci metteva … ma che ammette che in tutto il sistema qualcosa non funzionava e che sarebbe necessario qualche cambiamento.
Non voglio entrare nel merito del “mondo formazione” in Sicilia ma la situazione descritta, che ci può sembrare lontana, ci dovrebbe far riflettere.
Siamo sicuri che noi dipendenti della Regione non potremmo essere chiamati in un prossimo futuro a fare i conti con la situazione descritta?
Quanti di noi svolgono realmente un lavoro utile? Cosa succederebbe se domani non andassimo a lavorare? Qualche cittadino-utente se ne accorgerebbe?
Lavorare in uffici ai quali nessuno si rivolge. Lavorare in uffici che non sono in grado di dare le risposte che servono. Lavorare in uffici nei quali non si sa cosa fanno i colleghi. Lavorare in uffici con un numero spropositato di colleghi rispetto alla reale utenza che si rivolge allo stesso. Lavorare in uffici che non producono assolutamente nulla.
Io non so quanti di noi lavorano in uffici come quelli descritti. So, però, che questi uffici esistono, purtroppo. E chi ci lavora non credo che si sia mai posto il tema della propria “produttività”, del proprio contributo al progresso sociale. Si pone il solo problema che quanto gli spetta gli venga puntualmente versato in banca.
I lavoratori della Regione non si possono più permettere che ci siano sacche di inefficienza e di “parcheggio sociale”. Non se lo sarebbero potuto permettere fino a ieri, se la dignità è una parola che ha un senso, e non se lo potranno permettere domani perchè i soldi sono destinati a finire anche per chi produce qualcosa realmente.
E mentre per il mondo precario tutti i politici continuano a dire che non faranno macelleria sociale, quando si tratterà di noi dipendenti regionali nessuno alzerà un dito per difenderci perchè la colpa dello sfascio della Regione deve essere colpa di qualcuno. E secondo voi tra l’ammettere le propria responsabilità, la politica parolaia e autoreferenziale, e dare la colpa a chi “ha abusato del proprio ruolo”, noi funzionari della Regione, cosa diranno i nostri politici?
Credo che sia ora di cominciare a pensare al futuro di questa Regione e del nostro futuro all’interno di essa, e se non saremo noi a pensarci temo che quello che qualcun altro penserà non ci riserverà delle belle sorprese.
 
 
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  2 Commenti per “Che futuro per noi dipendenti della Regione Siciliana, del 11.05.2013, sabato”

  1. Vedrai che presto, quando il nuovo sistema di controllo di gestione verrà installato e reso operativo in tutti gli uffici regionali, le sacche di inefficienza risulteranno clamorosamente evidenziate e quindi debellate…..forse!

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