Non c’è legge di stabilità regionale che non veda la dirigenza della Regione Siciliana predestinata quale agnello sacrificale, anche se non si riesce mai a comprendere su quale altare avverrà questo sacrificio (Giustizia sociale? Redistribuzione del reddito? Spending review? Riequilibrio salariale? Rischio default?).
 
Nel disegno di legge attualmente all’esame dell’Assemblea regionale siciliana sono diversi i passaggi che interessano la dirigenza e in questa riflessione mi occuperò di due passaggi in particolare, il primo è quello relativo al taglio del 20 % della dotazione finanziaria del capitolo di bilancio destinato alla contrattualizzazione dei dirigenti e il secondo è quello relativo alla “abrogazione” della cosiddetta “clausola di salvaguardia”.
 
Posto che oramai la dirigenza viene considerata una “casta”, percependo un reddito annuo lordo che va da un minimo di 50 mila € (dirigente di terza fascia con incarico di studio o ricerca) a un massimo di 90 mila € (dirigente di seconda o terza fascia con incarico di responsabile di area o servizio), escludendo i dirigenti generali e quelli preposti agli uffici speciali (da considerare forse una “supercasta”), e che nessuno è più disposto a ergersi a difesa di questa categoria, non ci resta che fare di necessità virtù.
 
Che ne pensereste di chiedere che questi presunti risparmi per il bilancio regionale venissero destinati a finanziare la prestazione lavorativa in plus orario del personale del comparto non dirigenziale di quegli uffici che scontano le maggiori carenze di organico a fronte dell’entità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese?
 
Si tratterebbe di un beneficio per l’utenza e di una azione solidale, anche se modesta, dei dirigenti nei confronti dei colleghi del comparto che, al di là dei miti, si trovano a fare i conti con trattamenti stipendiali che oscillano tra i mille e i mille e seicento euro netti mensili (operatori, collaboratori, istruttori direttivi) per 36 ore settimanali di lavoro reale a fronte, invece, di tante categorie di lavoratori precari che percepiscono emolumenti magari più bassi (ma ingenti a livello aggregato) a fronte, spesso, di lavoro presunto.
 
In questo modo, il taglio del 20% del salario accessorio delle dirigenza che comporterà un risparmio di 6-7 milioni di € potrebbe avere una sua utile finalizzazione piuttosto che finire in un calderone generale destinato magari a qualche voce della famigerata tabella H che tutti, a parole, vogliono abrogare ma che voi si fa i salti mortali per tenere in vita.
 
Il disegno di legge di stabilità contiene anche un’altra norma che è diventata il cavallo di battaglia degli ultimi due presidenti della Regione, l’abrogazione della clausola di salvaguardia del contratto dirigenziale attraverso il recepimento dell’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010.
 
La norma proposta recita: “2. A decorrere dal 1° gennaio 2013 al personale con qualifica dirigenziale dell’amministrazione regionale, e degli enti di cui all’art. 1 L.r. 10/2000 si applica l’art. 9, comma 32, del D. L. 78/2010 convertito nella legge 122/2010. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al sopra citato articolo 9 D.L. 78/2010, al dirigente viene conferito un incarico corrispondente alla fascia giuridica di appartenenza.”
 
A parte il riferimento temporale (si intendono normare dei rapporti contrattuali già sottoscritti tra dirigenti e amministrazione) che buon senso vorrebbe far decorrere da una data successiva a quella di entrata in vigore della legge, si tratta di una proposta che risulta decisamente diversa da quella che pretende di applicare e che si riferisce a un ordinamento statale della dirigenza in due fasce.
 
Il testo del comma 32 dell’articolo 9 del D.L.78/2010 recita infatti … “32. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che, alla scadenza di un incarico di livello dirigenziale, anche in dipendenza dei processi di riorganizzazione, non intendono, anche in assenza di una valutazione negativa, confermare l’incarico conferito al dirigente, conferiscono al medesimo dirigente un altro incarico, anche di valore economico inferiore. Non si applicano le eventuali disposizioni normative e contrattuali piu’ favorevoli; a decorrere dalla medesima data e’ abrogato l’art. 19, comma 1 ter, secondo periodo, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al presente comma, al dirigente viene conferito un incarico di livello generale o di livello non generale, a seconda, rispettivamente, che il dirigente appartenga alla prima o alla seconda fascia.”
 
Come il legislatore regionale e poi l’Amministrazione applicheranno la norma sarà un bel rompicapo … ma non per tutti!
 
Se questo d.d.l. diventerà legge la dirigenza della Regione Siciliana sarà definitivamente asservita alla volontà della politica e del Governo di turno.
 
Per ironia della sorte fu con un Governo di centro sinistra che si separò la politica dall’Amministrazione ed è con un Governo di centro sinistra che si sta riassoggettando l’Amministrazione, e la dirigenza, alla politica e al Governo.
Qualcuno dirà … chi ha fatto il danno gli mette rimedio!
 
 
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  2 Commenti per “La dirigenza paga il conto al governo regionale!, del 22.04.2013, lunedì”

  1. La prima proposta è interessante, anche se si tratta di un’azione di solidarietà forzata e a posteriori (accontentiamoci).
    Ma l’idea sarebbe quella di incentivare un miglior servizio al cittadino, premiando chi si trova in trincea.

    Il secondo problema posto, invece, è conseguenza di una cattiva applicazione della L.10/2000. I primi contratti, infatti, videro l’attribuzione di incarichi di aree e servizi a persone che avevano titoli, esperienza ed a volte anche capacità inferiori rispetto a chi fu “scavalcato” (la mia esperienza si basa sul mondo dei beni culturali) in nome del rapporto di fiducia (=conoscenza) ed il margine di discrezionalità dei D.G. Nelle successive fasi di rinnovo di contratto alcuni di questi dirigenti si ritrovarono (e si ritrovano) a ricoprire un’UOB, ma (non sono certa che sia ancora così) a portarsi dietro il loro zainetto economico; tale situazione crea ovviamente un aggravio all’amministrazione ed alla società.

    L’unica soluzione è legata all’individuazione di regole certe, condivise e quanto meno possibile discrezionali; per quanto criticabili, le modalità passate di assegnazione degli incarichi ai dirigenti erano fondate su titoli accademici e professionali (come le pubblicazioni).
    E’ pure vero che oggi molti dei lavori realizzati dal comparto non possono vedere la luce se non pagano il dazio della firma del Dirigente preposto (anche se non ha fatto nulla per la realizzazione della pubblicazione o del progetto).

  2. Ma….ti ha dato di volta il cervello?
    I dirigenti che danno una parte della loro retribuzione al personale del comparto?
    O, meglio, dato che sembrano essere costretti a dover rinunciare al 20% del loro trattamento accessorio, preferirebbero che, a beneficiarne, fossero i collaboratori di qualifica inferiore?
    Non penso proprio che la maggioranza dei tuoi colleghi la pensa allo stesso modo: anche perchè, in questi anni, di occasioni buone per tentare di colmare il gap che si andava accumulando tra le due fasce di reddito ce ne sono state tante e mai nessuno ha provato a porre rimedio a tale “anomalia”.
    Comunque, al di là della tua lodevole proposta, temo che la sorte delle risorse che vi verranno scippate sia già segnata: andranno a finanziare “altri soggetti”.
    Tra i due litiganti….

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