Tra ieri è oggi ho avuto uno scambio di e-mail con il collega Vincenzo C. sulle possibili motivazioni di una adesione a Perchè no di un lavoratore del comparto non dirigenziale. Ritengo che questo scambio di battute possa essere utile anche ad altri!

Vincenzo C. mi ha autorizzato alla pubblicazione. 

Scrive Vincenzo C.

“Buongiorno Paolo,

sto riflettendo se aderire all’Associazione “Perché no”. Purtroppo non ho letto in tempo la mail in cui avvisavi della prima riunione, spero di esserci alla prossima. Volevo qui riportare un mio post pubblicato sulla page “colleghi regionali” di FB anche per (come si dice a Bergamo) “tastarti il polso”. Capire fino a che puinto un’associazione nuova possa portare avanti oltre a iniziative di buon senso, anche dirompenti e di rottura. La mia proposta ti sembrerà reazionaria in quantio mira ad un ritorno al passato, ma un passato che io e molti colleghi riteniamo migliore del presente. E’ chiaro che a quanto scritto nel post, le cui argomentazioni in quanto destinate a FB sono molto semplificate, andranno integrate da ulteriori riflessioni. Aspetto un tuo commento e una tua risposta. A presto. Vincenzo C.

“Credo sia ora per i sindacati regionali, se ancora possiedono un briciolo di amor proprio, di proporre al Governo e alle forze politiche l’abrogazione una volta per tutte della legge regionale n. 10/2000. Il fallimento di questa legge e di come sia stata applicata è evidente…Il vecchio ordinamento dell’amministrazione regionale (disciplinato in ultimo essenzialmente dalla legge regionale n. 41/1985) pur con le sue manchevolezze, disegnava un’organizzazione certamente più efficace e competete di quella attuale. Garantiva prospettive di carriera (il commesso poteva diventare nel tempo pure direttore regionale), aumenti salariali certi, professionalità (data dai benemeriti ruoli tecnici), distingueva le responsabilità, delineava assetti retributivi equi ed omogenei. Lo scopiazzamento spurio e frettoloso delle riforme statali di Cassese e Bassanino, hanno portato a sperequazioni assurde ed a una ipocrita distinzione tra potere di indirizzo teoricamente riservato agli assessori e la gestione amministrativa riservata ai dirigenti. In realtà decidono sempre gli assessori e il presidente mentre i dirigenti sono stati retrocessi al mero ruolo di esecutori con in più la responsabilità amministrativa civile e contabile dell’adozione dei provvedimenti. La legge 10/2000, insieme e soprattutto alle rovinose norme successive e tornate contrattuali, ha poi provocato la distribuzione delle risorse salariali in maniera economicamente ed inefficiente, iniqua giuridicamente ed ingiusta eticamente. Il gap e le modalità di distribuzione del salario accessorio tra dirigenza e comparto ne sono un’evidenza innegabile. La presenza di stipendi da 1000 euro (Cat. A) o poco più per tutti gli altri (i più anziani funzionari non superano 2.000 euro), insieme a quelli da 3.500 euro (dirigenti semplici) o oltre 10.000 (dirigenti generali ora praticamente privi di responsabilità in quanto quasi tutte delegate ai sottoposti), non ha alcun senso. Per non parlare del salario accessorio basato su due sistemi spuri e incompatibili tra loro (indennità fisse e CERTE per i dirigenti e il FAMP incerto nel QUANTUM e nel QUANDO per il comparto) che ampliano in maniera abissale le suddette iniquità. Ben venga quindi l’abrogazione della legge regionale 10/2000, e il consegnate ripristino dei ruoli tecnici, una carriera unica, il ritorno al sistema del diritto pubblico per gli impiegati come voluto dalla Costituzione, l’omogeneizzazione dei sistemi di salario tabellare ed accessorio.”

Sull’equiparazione tra stipendi ARS e regionali ho pubblicato questo:

“Il vantaggio dei dipendenti dell’ARS è che sono (come quelli degli organi costituzionali dello stato) rimasti in regime PUBBLICISTICO. Infatti, il blocco delle carriere e delle retribuzioni si deve in gran parte alla sciagurata legge regionale 10/2000 con la quale i soloni (alti burocrati, politici, sindacalisti) hanno maldestramente recepito la riforma cassese e bassanini in Sicilia. Tale legge ha consentito l’arricchimento (in senso tecnico-economico) di alcune categorie (dirigenti e gabinettisti), depauperato tutti gli altri (era inevitabile visto che le risorse economiche sono rimaste le stesse). Occorre un atto di coraggio e il ritorno al regime di pubblico impiego come da costituzione, regime che garantisce sia la carriera sia incrementi retributivi (vedi forze dell’ordine, personale delle prefetture e dell’ avvocatura dello stato ecc.). L’equiparazione poi ai lavoratori privati ha fra la’altro, paradossalmente, diminuito le garanzie giurisdizionali degli impiegati regionali. Ricordo che i TAR accoglievano quasi sempre ricorsi dei regionali in materia di incrementi scatti ecc. cosa che non avviene praticamente più visto che i giudici del lavoro non vedono di buon occhio i regionali..”

Rispondo

“Caro Vincenzo,
l’associazione l’ho chiamata “Perchè no” perchè non c’è argomento sul quale non si possa discutere e sul quale non si possano avanzare proposte. Quindi, anche il ritorno al passato, un colpo di spugna alla l.r.10/2000, può essere un argomento di riflessione. Credo però che l’argomento, per come lo affronti nei post che mi invii, richiederebbe da parte mia, e degli altri associati con la qualifica di dirigente, un po’ più che una tendenza autolesionistica e cominciare la nostra avventura con questo approccio non credo che farebbe fare molta strada all’associazione e forse anche ai rapporti interpersonali … converrai che è un attentato al bilancio familiare di un paio di migliaia di famiglie.
Personalmente non me la sentirei di rinunciare a una posizione per la quale ho studiato e per la quale ho concorso … e per la quale cerco di assolvere al meglio il mio incarico … e per onorare la quale cerco di portare avanti una iniziativa che possa provare a fare della Regione un posto di lavoro migliore per chi ci lavora e una organizzazione che eroga servizi che servono alla comunità siciliana.
Non so se hai letto il documento di cui al post … “Perchè no” e l’ “Organizzazione che vorrei”, del 3 febbraio 2013, domenica  … lì c’è buona parte di ciò al quale vorrei lavorare. Credo che si tratti di un progetto per far crescere tutti, ma si tratta di un semplice “contributo” a un dibattito che dovrà animare la vita dell’associazione … insieme a tanto altro ancora.
Partire con l’idea di essere considerato una sorta di usurpatore non credo che sia il migliore dei viatici possibili.
Non penso che all’interno dell’associazione ci debba essere un pensiero unico, ma se ci sono dei pregiudizi forti nei confronti di una categoria di potenziali soci dell’associazione lo ritengo un grosso limite alla capacità di poter affrontare con la necessaria leale collaborazione le attività che ci attendono.
Se dovessi aver frainteso il senso dei tuoi post ti chiedo scusa. Se dovessi prendere in considerazione l’idea di aderire all’associazione sarai il benvenuto, ma mi corre l’obbligo fare presente che chi è disposto a sacrificare un po’ del proprio tempo per portare avanti questo progetto non penso che possa apprezzare un luogo nel quale la critica viene anteposta alla proposta.
Cordialmente
Paolo Luparello”

Scrive Vincenzo C.

 

Caro Paolo,

 

il fraintendimento c’è, e grande come una casa, ma me ne assumo la colpa dovuta evidentemente ad una  mia scarsa chiarezza. La mia proposta di “ritorno al passato” è un’ estrema ratio dovuta ad alcune considerazioni sulla legge regionale 10/2000. E’ una legge nata male e cresciuta peggio. Non è stata del tutto applicata (area professionale per i dirigenti, area dei “direttivi”, concorso per dirigenti di 2^ fascia) e totalmente stravolta da vergognose leggi successive. La contrattualizzazione, dovrai ammetterlo è stata attuata al 100% per i dirigenti al 50% per tutti gli altri (dove sono le posizioni organizzative i profili evoluti e quant’altro tu stesso hai previsto nel CCRL quando eri all’ARAN?). Non si capisce perché un funzionario non debba avere un contratto individuale di lavoro, visto che la “privatizzazione” riguarda tutti. Non si comprende perché il salario accessorio debba essere un’ “alea” per il comparto e una certezza per i dirigenti. Non si comprende ancora perché a parità di indennità dirigenziale (di posizione variabile e risultato) tra i diversi servizi dei vari dipartimenti non corrispondano pari indennità dei funzionari e istruttori. Non si comprende infine perchè il salario accessorio del comparto (in particolare funzionari e istruttori) debba essere legato al “monte salari” e non alla complessità degli incarichi e mansion svolti.

Rimediare a tutto ciò non vuol, dure affatto depauperare i dirigenti attuali, anzi… Tempo fa proposi si affidare i “collaudi” tecnici amministrativi soltanto ai dirigenti, con la creazione di una specifica area, riservata per esempio a chi non vuole non può accettare incarichi “fissi”. Eliminare tutte le assurde long-list di esperti da sostituire con dirigenti ecc. Credo che nemmeno tu possa negare che vi sono posizioni dirigenziali remunerate in maniera assurdamente iniqua (alcune troppo altre troppo poco) in particolare quelle delle unità operative. Ci sono servizi dove il dirigente si fa un “mazzo così” ed altre dove si limita a firmare quattro note l’anno eppure tutto ciò a parità di indennità. Così capita anche per i funzionari. Ci sono uffici dove è prevista un’indennità di presenza (indipendentemente dalla reale prestazione dei beneficiari di tale indennità) ed altri (fortemente strategici come energia o acqua e rifiuti o territorio) dove non c’è un’ora di straordinario e un minimo di FAMP (max 2.500 annui per un funzionario D6). Non voglio continuare con le anomalie nell’organizzazione regionale che tu conosci bene (formazione del personale frammentaria e inutile, sovrapposizione di competenze, pletora di dipartimenti e di servizi ecc.) Per concludere e non annoiarti troppo, la mia proposta non mira certo ad “attentare al bilancio familiare di un paio di migliaia di famiglie” (ma ci sono pure le altre 15000 di famiglie caro Paolo), né prevedere retrocessioni, anzi…. infine credo una possibilità, almeno una speranza di carriera sia dovuta e debba essere consentita, fosse anche per potere lavorare meglio e con serenità…. A presto Vincenzo C

Replico

“Caro Vincenzo,
sono d’accordo con tutto ciò che scrivi.
Rientra nel mio impegno, e spero che sia anche quello dell’associazione, lo sforzo di provare a disegnare una Amministrazione attenta alla persona e alla sua professionalità.
Il mio approccio vorrebbe partire da un modello di organizzazione che sia quello che serve per rendere i servizi ai siciliani e all’interno di questo modello individuare un percorso che riconosca il merito di tutti i lavoratori di buona volontà.
L’associazione non è un soggetto che siederà a tavoli di contrattazione e quindi potrà avere la libertà di lavorare a ciò che è bene … senza condizionamenti.
Abbiamo tanto lavoro da portare avanti e il lavoro sarà tanto meno oneroso quanto più chi aderirà condivide questi principi base.
A presto
Paolo”

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  1 Commento per “Perchè no, Un luogo di confronto o una corporazione?, del 13.03.2013, mercoledì”

  1. Non conosco il sig. Vincenzo C. ma, chissà perché, mi sta già simpatico…..;)

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