Il testo che segue è la prima “pillola” estratta dal post … Fedro e l’”Organizzazione che vorrei”, del 20 gennaio 2013, domenica
 
In questa parte del documento si è alle premesse. Provo a descrivere lo spirito che si dovrebbe avere nell’approccio alla redazione di un documento di questo tipo.
 
“Il documento che segue è un esercizio nel quale mi sono voluto cimentare e che va considerato come un “work in progress” nel quale andare ad aggiungere o emendare o integrare i punti che ho registrato a oggi. Se qualcuno vi troverà fonte di ispirazione non ne potrò che essere lieto ma ciò non toglie che a ognuno di noi non può essere tolta la speranza in qualcosa di migliore di quello che viviamo oggi.
Buona lettura
  1. Perchè cimentarsi nell’impegno di provare a descrivere l’organizzazione nella quale vorrei lavorare?
  2. Perchè un giorno si potrebbe riuscire a sensibilizzare il decisore politico e si potrebbe realizzare finalmente il sogno di una organizzazione che opera mettendo al centro i bisogni dei propri utenti e che per fare ciò ricorre alle migliore professionalità di cui dispone.
  3. Una organizzazione nella quale non importa quale sia il territorio di appartenenza del decisore politico e non importa quale sia la collocazione “parentale-politico-sindacale-segreta” del lavoratore.
  4. Una organizzazione che fa le cose che vanno fatte e che le fa fare a chi è capace di farle. Fin troppo semplice … no?
  5. Mi rendo conto che ognuno di noi che critica il “sistema” ritiene che nell’organizzazione che vorrei avrebbe finalmente il riconoscimento che fino a oggi è mancato o che comunque non ha consentito di raggiungere la posizione alla quale ha sempre aspirato, perchè ognuno di noi ritiene di non avere eguali … naturalmente.
  6. Ecco, questo potrebbe essere il giusto spirito, ma sarebbe estremamente difficile riuscire a descrivere un modello di organizzazione che vorrei nella quale tutti ci potessimo identificare perchè ognuno di noi ha i suoi punti di forza e le sue debolezze, ha una maggiore sensibilità per certi temi e meno per altri. Se operassimo nell’ottica di immaginare l’organizzazione che vorrei a nostra immagine e somiglianza ci troveremmo di fronte, verosimilmente, a una organizzazione monca e squilibrata che non sarebbe certo migliore di quella nella quale viviamo.
  7. Il nostro sforzo deve quindi essere quello di provare a guardare oltre il nostro personale ritorno e a ciò di cui l’utenza della organizzazione ha bisogno.
  8. Utopia? Certamente, ma noi siamo quelli di Perchè no … o no?”
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