Unitamente alla manifestazione di interesse ad aderire a “Perchè no” l’amico V.C. Mi ha indirizzato la richiesta che di seguito riporto …
“Salve dott. Luparello
Premetto che sono piuttosto scettico nei confronti dei sindacalisti, forse perché lo sono stato per vent’anni, ma, considerato che Lei ha lasciato l’attività sindacale attiva, ho deciso di scriverle in quanto spinto da una certa curiosità per la sua iniziativa. Come vede, ho copiato, su suo suggerimento, il testo della mail, tuttavia, poiché non mi piacciono molto le “scatole chiuse”, mi piacerebbe avere qualche anticipazione. In particolare, gradirei conoscere la sua posizione riguardo al sistema (attualmente schizofrenico, iniquo, inefficace ed inefficiente) di distribuzione del salario accessorio tra dirigenza e non dirigenza (non amo la parola “comparto” e biasimo chi l’ha inventata…).
Infatti, io credo che l’intervento oggi più urgente sia quello della riforma del salario accessorio. Il FAMP e il fondo contrattualizzazione dirigenza dovrebbero confluire in un fondo unico insieme ai risparmi dovuti alla riduzione delle indennità dei componenti degli uffici di diretta collaborazione ed altri risparmi, al fine di stabilire finalmente degli incentivi per “ufficio” o “team” e non più ad personam x i singoli dirigenti. Dovrebbe seguire il contratto unico dei dipendenti regionali (dirigenza, quadri intermedi e impiegati) con percorsi di carriera certi sia nei criteri di merito sia nei tempi, oltre alla piena attuazione di tutte le disposizioni della L.R. n. 10/2000, fra cui il concorso per dirigente di seconda fascia.
Saluti, V.C.”
 
Caro V.C., innanzitutto diamoci del tu.
Ho appena finito di scrivere e pubblicare il post … Perchè no … provo a spiegarmi meglio!, del 19 gennaio 2013, sabato … nel quale ho provato a descrivere il senso dell’iniziativa che vorrei portare avanti con i tanti colleghi di buona volontà e motivati che la nostra Amministrazione annovera tra i suoi ranghi. In quel post dico anche che “Perchè no” non è un sindacato e le domande e le soluzioni che tu proponi sono di carattere sindacale. Detto ciò però non mi voglio sottrarre alle domande.
Il ritorno al passato con un unico comparto di contrattazione non credo che sia una ipotesi percorribile, saremmo gli unici in tutta Italia e anche in Sicilia. La tua idea di un salario accessorio legato alla “performance di team” non è male sul piano dell’organizzazione e dei risultati che si possono raggiungere. Sul piano economico non so quanto i vantaggi risponderebbero alle tue attese. Considera infatti che il fondo per la contrattualizzazione della dirigenza ammonta a circa 36 milioni di euro dei quali circa 6 destinati ai dirigenti generali e agli uffici di gabinetto. Se ipotizziamo che i 30 residui potrebbero confluire nel fondo unico per il salario accessorio la sua consistenza arriverebbe a circa 80 milioni di euro (credo che il FAMP attuale del comparto non dirigenziale valga circa 50 milioni di euro). Se non fosse per la quota da destinare comunque alle performance dei dirigenti la disponibilità del vecchio Famp si incrementerebbe di circa il 30 % e quindi il salario accessorio medio non potrebbe aumentare più di tanto, ma considerato che la “performance” dei dirigenti andrebbe comunque remunerata credo che dei 30 milioni del loro vecchio fondo soltanto una decina potrebbero essere redistribuiti tra le altre qualifiche. Certo se a queste risorse si aggiungessero i fondi del famoso articolo 16 di cui godono alcuni dipartimenti, non si erogassero le indennità di cui godono negli urega e tutte le altre indennità che sono presenti in tanti dipartimenti non gravanti sul Famp, la massa del fondo sarebbe certamente più consistente e potrebbe distribuire “dividendi” più sostanziosi per tutti (+20-25%) … tranne naturalmente per gli attuali percettori di tutte le risorse che abbiamo ipotizzato dovrebbero confluire nel fondo unico del salario accessorio. Devi però ammettere che per arrivare a una simile rivoluzione qualche difficoltà la si incontrerebbe, la naturale reazione di chi oggi gode di certi livelli di indennità e di salario accessorio.
Riguardo ai concorsi per l’accesso alla seconda fascia dirigenziale la mia posizione è nota e la riporto ancora una volta nel post … Il sindacato che non sta a pettinar le bambole, del 19 gennaio 2013, sabato … . In questa mia posizione spesso trascuro le attese di chi vorrebbe partecipare al concorso per l’accesso alla seconda fascia e che non sarebbero soltanto i dirigenti di terza fascia ma anche i soggetti “esterni” ai quali non può essere precluso l’accesso al concorso, ma mi domando … l’Amministrazione ha ancora bisogno di dirigenti? Ripeto, parlo però da dirigente.
Ma come dicevo all’inizio questi sono temi sindacali che lascio ai sindacati … Perchè no vorrei che si occupasse di altro!
 
Ricevo dal responsabile della dirigenza del Sadirs, divulgo parziamente e commento
 
“Gentili colleghe e colleghi, per opportuna conoscenza vi informo che S.A.Di.R.S. e COBAS/CODIR hanno predisposto un ricorso finalizzato alla effettiva applicazione dell’art. 14, lett. q) dello Statuto della Regione Siciliana in base al quale lo stato giuridico ed economico degli impiegati e funzionari della regione non può mai essere inferiore a quello del personale dello Stato.
In sostanza, il ricorso mira a rimuovere ogni disparità ed è rivolto sia alla dirigenza che al comparto non dirigenziale.
Con riferimento alla dirigenza, che lo squilibrio esista, e nettamente a favore dei colleghi ministeriali (area 1 dello Stato), è del tutto evidente, ad iniziare dal Contratto Collettivo di lavoro fermo al 31.12.2005 per i regionali e rinnovato fino al biennio 2008/2009 per i ministeriali.
Nello specifico, è giusto ricordare per quel che riguarda lo stato giuridico che, a differenza dei dirigenti ministeriali inquadrati in seconda ed in prima fascia funzionale, la quasi totalità dei dirigenti della Regione è inclusa in terza fascia.
Sono davvero pochi i dirigenti regionali di seconda fascia e, soltanto due quelli di prima.
Per non dire delle disparità dello stato economico dove lo squilibrio è davvero notevole.
Di seguito si rappresenta il quadro delle voci comparabili della struttura della retribuzione, con riguardo ai dirigenti regionali di seconda e terza fascia preposti ad uffici dirigenziali non generali e ai dirigenti ministeriali di seconda fascia pure essi preposti ad uffici dirigenziali non generali.
– Tabella di confronto – omessa
Il ricorso, per quel che riguarda le spese, essendo per gli iscritti, vecchi e nuovi, a totale carico delle OO.SS., metterà i ricorrenti al riparo dal rischio di eventuali condanne alle spese legali in caso di mancato accoglimento.”
 
Che dire. Lodevole iniziativa. Un diritto è un diritto. Ci vorranno alcuni anni, nella migliore delle ipotesi, prima di avere una sentenza e nel frattempo avremo il tempo di andarcene in pensione. Ogni strada va però intrapresa. Siamo più contenti.
Nel merito della ipotesi di ricorso. Che i lavoratori della Regione siano sotto scacco da dopo Cuffaro non credo che ci siano dubbi. Qualcuno probabilmente pensa che eravamo tutti “cuffariani”, specialmente i dirigenti, e quindi legati a lui indissolubilmente e quindi meritiamo vessazioni (trasferimenti, perdita di incarico, precarizzazione) e penalizzazioni (niente contratto collettivo, decurtazione indennità). Riuscire a mantenere quello che abbiamo credo che sia già tanto, anche alla luce della crisi che continua a mordere e a far perdere tanti posti di lavoro. Mi sembra quindi un po’ velleitaria la strada del ricorso, alla quale spero che siano state affiancate altre iniziative più concrete che magari obblighino i dirigenti generali a stipulare i contratti individuali dei dirigenti così come prevede il contratto collettivo di lavoro. O il sindacato pensa che i dirigenti generali possano omettere di contrattualizzare migliaia di dirigenti soltanto sulla base di una direttiva del presidente che viola le norme contrattuali?
Sulla storia della seconda e terza fascia. Capisco che qualcuno vede il proprio essere di “terza fascia” come un limite, ma mi spiegate quale sarebbe il vantaggio nel passare in seconda fascia? Soldi? No, i trattamenti economici sono gli stessi. Incarichi prestigiosi? No, anche se c’è una priorità per i dirigenti di seconda fascia non credo che i dirigenti di terza fascia abbiano viste mortificate le proprie aspettative e sono stati destinatari degli incarichi più prestigiosi … anche di dirigente generale. Quindi si dovrebbe avviare una selezione concorsuale per far passare qualcuno in seconda fascia … perchè? Quando qualcuno me lo spiegherà e magari mi spiegherà perchè dobbiamo prendere a riferimento il modello “ministeriale” e non quello “regioni ed enti locali” nel quale la dirigenza è inquadrata in una unica fascia dirigenziale, forse proverò ad affezionarmi alla faccenda.
Mi sembra giusto che chi ha un ruolo sindacale provi a lanciare il cuore oltre l’ostacolo … ma dopo aver affrontato i fondamentali … e oggi ci sono dirigenti (centinaia se non un migliaio) che non percepiranno la propria indennità di posizione fino a che i dirigenti generali non li contrattualizzeranno … quali iniziative a tal proposito?
 
Alcuni colleghi mi hanno chiesto di chiarire meglio il senso dell’iniziativa che vi propongo da un po’ di giorni a questa parte. Spero, nelle righe che seguono, di esserci riuscito.Voglio sgombrare il campo dicendo che … L’associazione non è un ennesimo sindacato autonomo e non svolgerà attività sindacale. Non vuole fare concorrenza a nessuno. Vuole essere un “luogo” libero di confronto tra tutti gli aderenti che pur appartenendo a categorie diverse di lavoratori (l’associazione è aperta a tutti, di qualsiasi categoria, … non è una lobby per dirigenti disillusi!), anche in pensione, sono accomunati dal desiderio di una Amministrazione migliore nella quale ci sono i diritti e i doveri e non i favori.
Nel momento in cui scrivo le manifestazioni di interesse ad aderire sono giunte a quota 88.
 

Perchè no, come nasce e come si evolve

 
La Regione Siciliana non è una Amministrazione come tutte le altre. I suoi dipendenti, in particolare, non sono come tutti gli altri. Per rimanere a livello siciliano, non credo che ci siano categorie di lavoratori (comuni, province, sanità, enti vari) del pubblico impiego più invidiati e più dileggiati.
L’invidia mi sembra che oramai sia fuori luogo (salvo per il fatto di avere un impiego a tempo indeterminato) mentre il dileggio nessuno ce lo toglierà mai.
Non è facile modificare il giudizio dell’opinione pubblica, se poi questo giudizio viene condiviso e rilanciato anche da autorevoli uomini politici con importanti incarichi istituzionali, continueremo a essere il parafulmine di tutti i mali della nostra Sicilia. E dalle parole si è passati ai fatti. L’azzeramento della stagione contrattuale 2006-2009 ne è un esempio e l’attuale presidente proverà a fare di “meglio”.
Ma torniamo al nostro essere “diversi” da tutti gli altri lavoratori.
In ogni dipartimento della Regione, in ogni ufficio, troviamo un “modello organizzativo” diverso. Diversi sono i modi di organizzare il lavoro, diverse sono le forme di collaborazione tra i diversi lavoratori, in alcuni casi si riesce anche a produrre “servizi” diversi in uffici di pari competenza. C’è un progetto dietro tutto ciò? No. E’ l’anarchia più assoluta. Frutto di sensibilità diverse, di consistenza del personale diverse, di interpretazioni delle norme diverse.
Quale è il risultato di tutto ciò? La considerazione che l’opinione pubblica ha di noi. I commentatori più buoni salveranno sempre “i presenti” ma spareranno a zero su tutto ciò che non va … e l’elenco delle cose che non vanno è proprio lungo.
La mia idea di “comunità di pratica” “Perchè no” nasce dalla voglia far emergere tutte quelle cose che funzionano e provare a esportarle nelle realtà nelle quali lavoratori illuminati vogliono divenire “agenti del cambiamento”.
Nella comunità di pratica i lavoratori che realizzano “attività di eccellenza” le mettono a disposizione in modo che altri possano trovare fonte di ispirazione e di supporto nel caso decidano di introdurle nei propri uffici.
Cosa ci guadagna il lavoratore che mette a disposizione la propria “attività di eccellenza”? La soddisfazione che il proprio lavoro è apprezzato e che altri si ispireranno a esso per rendere i servizi dei propri uffici.
In attesa che i colleghi comprendano ciò e si decidano a condividere il proprio “sapere” e “saper fare”, dedico sul blog molto spazio a tutta una serie di documenti che ricevo da altre organizzazioni (ForumPa, E-Gov, PAQ, PromoPa, e altri) affinchè ognuno di noi possa trovarvi fonte di ispirazione.
La comunità di pratica “Perchè no” non vuole essere un “luogo” chiuso per i soli lavoratori della Regione ma vuole essere uno spazio in cui ci si apre al confronto con tante altre categorie di persone che beneficiano, a livello individuale o organizzato, dei servizi della nostra Regione.
Questa che ho appena descritto è la mia idea della comunità di pratica, idea che certamente mi colloca tra i “visionari” o “sognatori” incalliti.
Per la comunità di pratica non mi sono dato dei tempi, finchè ci saranno visitatori nel blog o nella pagina di Facebook dedicata, o nel gruppo di Linkedin dedicato, la comunità vivrà … magari non come l’ho immaginata … ma vivrà e le adesioni non hanno bisogno di “formalismi”!
Cosa diversa è invece l’iniziativa che ho lanciato un paio di settimane fa e che prende spunto da una mail ricevuta dall’amico Michele.
Di fronte ai continui attacchi che la categoria dei dipendenti regionali riceve, non più soltanto dall’opinione pubblica, vi ho proposto di costituirci in “associazione” per dare veste giuridica a un soggetto, “Perchè no”, che si impegna a tutelare la dignità dei lavoratori di ruolo della Regione, come categoria nel suo complesso (operatori, collaboratori, istruttori, funzionari, dirigenti), e a contrastare ogni forma di illegittimità nella quale ci si dovesse imbattere che vede come “protagonista” la stessa Amministrazione.
Tra gli esempi possiamo citare alcuni esempi:
il caso di un nuovo dipartimento regionale che adotta una riorganizzazione senza seguire il percorso normativo corretto, esponendo i lavoratori a tutte quelle “criticità” connesse a una struttura “non riconosciuta”;
la mancata contrattualizzazione dei dirigenti con contratto individuale scaduto seguendo una direttiva del presidente della Regione che viola il ccrl;
il bando per l’inserimento in un albo che prevede clausole “ad hoc” che “favoriscono” alcuni e “discriminano” altri senza motivazione alcuna.
Nella mia concezione, e non credo solo nella mia, l’Amministrazione deve essere il luogo in cui il rispetto delle regole deve essere al primo posto nella scala valoriale. Così non è sempre.
Affinchè invece lo sia sempre, l’associazione sottoporrà a uno studio legale di fiducia (da individuare) le iniziative che le saranno portate all’attenzione e che saranno selezionate dagli associati con forme di partecipazione diffusa con l’ausilio o di social network o di altri strumenti ICT, anche in funzione delle disponibilità finanziarie dell’associazione. Ogni associato potrà portare all’attenzione dell’associazione tutti i casi per i quali ritiene che ci sia una illegittimità, della quale andrà valutata la portata generale, o particolare, per assegnarle la priorità per la trattazione. Ognuno di noi dovrebbe provare a “farsi i fatti degli altri” e a guardare tutto ciò che gli viene sotto gli occhi nell’ottica non soltanto del mero interesse personale ma del principio per cui nella nostra Amministrazione non si deve consentire l’arbitrio e il disconoscimento delle norme di qualsiasi rango esse siano. Io credo che lo “scadimento” al quale assistiamo giorno dopo giorno sia anche frutto della “faciloneria” con la quale vengono adottati alcuni provvedimenti e che portano soggetti impreparati ad assumere posizioni altrimenti inimmaginabili se non in una Amministrazione in cui il “pressappochismo” e “l’ignoranza” pagano. Il subire certi provvedimenti senza reagire è altrettanto grave perchè consente a chi viola le norme di poter continuare a farlo.
Tutta l’attività della associazione sarà svolta alla luce del sole e nella massima trasparenza. Tutte le iniziative che verranno segnalate, anche quelle alle quali non seguirà una azione legale, verranno pubblicate nelle pagine dedicate dei social network in cui è presente “Perchè no”. Già il fatto che un provvedimento è stato posto all’attenzione di “Perchè no” potrebbe determinare un “ripensamento” da parte di chi quel provvedimento ha prodotto.
In modo altrettanto trasparente avverrà la gestione delle quote associative. La consistenza delle stesse e le spese sostenute verranno puntualmente pubblicate sulle pagine web dell’associazione.
Per aderire all’Associazione si dovrà versare un contributo una tantum all’atto dell’iscrizione ed eventuali quote annuali saranno stabilite in funzione del livello di utilizzazione delle risorse raccolte in sede di iscrizione degli associati. La quota associativa sarà stabilità in funzione del numero di adesioni. Per la costituzione della associazione, per la sua gestione (lo stretto necessario) e per le spese legali relative alle iniziative che si deciderà di portare avanti a tutela dei lavoratori della Regione, come categoria nel suo complesso, si conta di raccogliere la somma di 50.000 €, somma che già mi sembra considerevole per un “esperimento”. Nella considerazione che sono almeno 1.000 le adesioni che a mio modo di vedere potranno dare all’associazione un “peso” che possa “anche” permetterle di esercitare una “moral suasion” nei confronti dei soggetti contro i quali si potrebbero intraprendere azioni nelle diverse sedi civile, penale, amministrativa, si verrebbe a determinare una quota associativa di 50 € procapite.
Spero con queste righe di avere meglio definito il “perimetro” dell’iniziativa “Perchè no” che vi ho proposto e di avere convinto i tanti “renitenti” che ancora non hanno deciso di compiere un gesto semplice semplice … scrivere a fedro.luparello@gmail.com riportando il seguente testo “Sono interessato ad aderire all’iniziativa di Perchè no e attendo che mi venga inviato il “manifesto dell’iniziativa” quando questo verrà redatto dopo il raggiungimento della quota di almeno 1.000 adesioni. Dopo la lettura del manifesto dell’iniziativa deciderò la mia adesione formale all’iniziativa secondo le modalità che verranno indicate.”
Grazie a tutti
Paolo Luparello, “Fedro”
 
Su La Repubblica Palermo di venerdì 18 gennaio 2013 …
 
“La Regione, un muro di gomma” … “Crocetta: la mafia ha alzato il tiro perchè stiamo facendo pulizia” … “Burocrati e politici un muro di gomma resiste al cambiamento” … sono alcuni dei titoli relativi al “Forum a La Repubblica Palermo” in cui il presidente ha risposto alle domande della redazione di La Repubblica Palermo.
Ci sono dei passaggi dell’intervista che fanno veramente male. Con la grazia di un “carro armato” sembra darsi l’idea di una Regione, e dei regionali, che si lascia “permeare” dalla cultura mafiosa. Non un distinguo. Non un riferimento a una parte sana dell’Amministrazione. Niente di tutto ciò. Sembra che ci siano dei colpevoli in quanto autori di un sistema colluso e tutti gli altri ugualmente colpevoli per non aver visto e non aver reagito alla collusione. E’ una mia impressione?
 
Leggiamo alcuni passaggi dell’intervista della quale ogni risposta meriterebbe una chiosa.
Il presidente esordisce con un … “Il sistema Regione resiste al cambiamento. Ho trovato un muro di gomma che si oppone alla rivoluzione che sto cercando di fare.”
In pratica, dopo una serie di roboanti annunci (tagli di spesa per miliardi di €, chiusura di “carrozzoni”, soluzioni per il precariato, e altro ancora) già si individua una “exit strategy” dando la colpa alla burocrazia regionale. Naturalmente nessuno osa contraddire il presidente. Nessuno gli chiede con quali “atti” ha tradotto gli annunci in azioni concrete che “obbligano” l’Amministrazione regionale a operare … nel rispetto delle norme vigenti, anche di quelle sulla lotta alle infiltrazioni mafiose. Nessuno osa rappresentare al presidente che tra la sua volontà e l’azione concreta si devono fare i conti con vincoli normativi senza la cui modifica si espone la Regione a contenziosi in tutte le sedi … naturalmente anche penali.
 
D. … “In questi due mesi alla Regione quali sono state le forze che si sono opposte al cambiamento?
 
R. E’ tutto il sistema-Regione che si oppone al cambiamento. La mafia ha trovato una sua rappresentazione diretta in questo sistema, che è deviato, persino criminale, ed è basato sullo scambio di favori e di visibilità. Questo sistema ha prodotto centinaia di fondazioni e di enti di formazione che sono in mano ai deputati, alle loro famiglie, ai dirigenti regionali, agli ex dirigenti. Tutti quanti partecipano alla spartizione della torta, che ormai va divisa alla pari tra i politici e i loro referenti, i burocrati.” …
 
Fedro: Sembrerebbe che il presidente ce l’abbia con il settore della formazione. Ma ne siamo proprio sicuri? E poi, ma è immaginabile che tutti i lavoratori, in particolare i dirigenti, possano far parte di un sistema di illegalità? Sono decenni che la formazione è al centro dell’attenzione, possibile che la magistratura non si sia mai resa conto di quanto afferma il presidente? Fossi un dirigente del dipartimento della formazione professionale, ma anche un dipendente con qualsiasi altro ruolo, avrei serie difficoltà a continuare a operare in quell’ambiente. Ma si può fare di tutta l’erba un fascio? Sembrerebbe di si.
 
D. … “Che resistenze concrete ha trovato?
 
R. Il sistema Regione è un muro di gomma impenetrabile al cambiamento. Quando parlo della rivoluzione, non uso uno slogan. Trovo resistenze ovunque: ho chiesto le informative antimafia di chi vince gli appalti e i subappalti. Voglio capire perchè sempre le stesse ditte vincono le gare, per cominciare a riferire alle autorità giudiziarie. Questo elenco non l’ho mai avuto.” …
 
Fedro: E’ da un po’ che non mi occupo di amministrazione attiva. Quando me ne occupavo “c’era” la normativa antimafia e si era tenuti ad acquisire la certificazione antimafia che prima era prodotta dalle prefetture e poi dalle camere di commercio. Perchè il presidente vuole acquisire le certificazioni? Non si fida dei dirigenti generali nei cui dipartimenti si espletano le gare? Da quale norma è previsto che lui svolga questo tipo di attività? Ed è una attività che va svolta “direttamente” dal presidente?
 
D. … “Intende affidare incarichi a burocrati esterni?
 
R. Il problema è che in alcuni settori devo per forza fare ricorso agli esterni. Per esempio nella formazione. Da due mesi cerco una persona che abbia la competenza ma anche che sappia agire in senso anti-corruzione e antimafia.” …
 
Fedro: Mi piacerebbe capire come si valuta la capacità di agire in senso anti-corruzione e antimafia. Si deve essere iscritti a qualche associazione, si deve aver partecipato a qualche manifestazione antimafia, si deve essere iscritti a qualche albo, si deve aver seguito un corso specifico? Essere un funzionario della pubblica amministrazione capisco che non valga più molto ma, fino a prova contraria, non dovrebbe essere sinonimo di fedeltà alle istituzioni e di rispetto delle leggi?
 
D. … “Non trova nessun dirigente interno in grado di dare queste garanzie?
 
R. Bisogna individuare la persona giusta. Il mio orientamento è trovare un direttore generale della formazione che funga anche da commissario speciale. Solo la competenza nella formazione non basta. Erano competenti anche quelli che hanno finanziato corsi di parrucchiere e di barbiere.” …
 
Fedro: La competenza non basta! Interessante. Ci dobbiamo trasformare tutti in “inquisitori”. Vedere il marcio ovunque. Di qui a qualche mese si respirerà un bel clima nei nostri uffici. Qualcuno darà delle “patenti di legalità”?
 
D. … “Ludovico Albert, che era un esterno, il giorno stesso della sua elezione lo ha mandato via. Perchè?
 
R. Ho stima professionale di Albert. Però la formazione non ha bisogno di una grande eccellenza formativa ma di un commissario antimafia, o di un rappresentante dell’antiracket. Albert mi ha mandato una comunicazione sui guasti della formazione professionale quando non c’era più. Io ho un’idea diversa dei miei collaboratori: devono partecipare alla battaglia anticorruzione. Il sistema della formazione è in mano agli apparati burocratici e alle loro famiglie.” …
 
Fedro: Essere bravi non basta. Si chiede un impegno attivo contro la mafia, la corruzione e il racket. Naturalmente rispettare le leggi e applicarle correttamente non è più sufficiente. Ci si attende un impegno civile che vada oltre. Ci si arruola da qualche parte?
 
D. … “Aveva annunciato un paio di provvedimenti per contrastare la parentopoli nella formazione. Dove sono finiti?
 
R. Quando abbiamo chiesto l’elenco dei cda degli enti, per riconoscere mogli, figli di deputati e dirigenti presenti è scoppiata una rivolta: sarebbe lesivo della privacy. Sono stato categorico: togliamo l’accreditamento a chi no risponde.” …
 
Fedro: Sarò pedante, ma la normativa in materia di formazione professionale prevede che si tolga l’accreditamento a un ente che non risponde a una richiesta del presidente relativa a un qualcosa che non è previsto dalle norme? Quale dirigente assumerebbe un simile atto soltanto perchè lo chiede il presidente?
 
L’intervista continua e affronta altri argomenti quali le minacce ricevute recentemente e la politica.
 
Riassumendo, io comprendo la tensione che il presidente mette nel suo incarico e se lui sa più cose di noi è giusto che faccia tutto ciò che è in suo potere per fare della Regione un luogo migliore e per eliminare ogni connivenza e ogni illegalità. Ma in questa sua azione dovrebbe tenere conto del fatto che la Regione che conosco io, e che dovrebbe conoscere anche lui visto che per gli uffici di gabinetto sta attingendo anche al personale interno, è fatta anche di tanti professionisti onesti che svolgono il proprio dovere con impegno e dedizione e ai quali fa molto male vedersi descritti come usa fare il presidente senza alcun distinguo.
Forse sarò troppo “sensibile” e dovrei lasciar stare questi “giochi” politici ma sinceramente non me la sento di tacere.
Spero di non essere il solo a tacere … naturalmente il sindacato farà i suoi comunicati!
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