L’iniziativa della comunità di pratica “Perchè no” sembra che piaccia. Non passa giorno che non riceva l’”adesione” di qualche collega. Siamo in una fase in cui non c’è da fare proprio nulla se non manifestare il proprio interesse per l’iniziativa. Io sto lavorando al documento di cui ho scritto nel post … Perchè aderire a “Perchè no”, del 2 gennaio 2013, mercoledì … e spero quanto prima di poter pubblicare una prima traccia da sottoporvi. Sarà interessante capire quanti di voi condividono i principi che proporrò e quanti sono interessati a integrarli, emendarli, svilupparli, criticarli.

Ricordo sempre che lo spirito della comunità non è quello di adottare un pensiero unico ma di condividere delle riflessioni che poi ognuno potrà portare avanti all’interno delle forze politiche o sindacali alle quali aderisce … e non necessariamente … la partecipazione è anche, e soprattutto, finalizzata al condividere dei momenti di riflessione in cui parliamo di noi, e dell’Amministrazione che vorremmo, come persone e come lavoratori di questa Amministrazione chiamata Regione.

Non vorrei mettere altra carne al fuoco ma proprio ieri sera (8 gennaio) ho pensato a un’altra iniziativa che la comunità di pratica di “Perchè no” si potrebbe intestare e per la quale vi chiedo di manifestare il vostro interesse.

Questa iniziativa fa seguito a una discussione che ho avuto con un amico sindacalista e al contenuto di una e-mail ricevuta da un amico ex-collega. Entrambi gli episodi hanno avuto in comune il fatto individuare una cura alla patologia di cui oramai da troppi anni soffre la nostra Regione. La patologia è la renitenza al rispetto delle regole … siano esse di fonte contrattuale o normativa in genere … da parte dei vertici politici e amministrativi della Regione che si succedono nel tempo … con una tendenza al peggioramento.

La cura individuata è il ricorso sistematico nelle diverse sedi giurisdizionali contro l’Amministrazione regionale per ogni provvedimento che violi la normativa vigente sul fronte dell’organizzazione degli uffici e della disciplina del lavoro. Sul fronte degli esempi abbiamo l’imbarazzo della scelta. La sfera di intervento potrebbe essere anche la tutela della dignità dei lavoratori della Regione di fronte agli attacchi mediatici da qualsiasi fronte essi provengano.

Purtroppo più il tempo passa e più ci si rende conto di essere alla mercè dell’ultimo arrivato per il quale non importa quali siano le regole e la normativa vigente, l’unica cosa che conta è occupare il “potere” con propri uomini di fiducia capaci soltanto di obbedire. Possiamo continuare così?

L’iniziativa è rivolta a tutti i dipendenti della Regione che sono stanchi della mancanza di certezze e dell’arbitrio perpetrato da chi occupa le posizioni di vertice.

Sulla base del numero di adesioni all’iniziativa valuteremo le prossime attività da porre in essere (redazione di un documento sulle finalità dell’iniziativa, ricerca di uno studio legale che possa essere il braccio operativo dell’iniziativa, stima del budget necessario e della quota dei sostenitori).

Oltre che adesioni, in questa fase semplici dichiarazioni di interesse, sono graditi commenti e critiche.

Come al solito potete postare un commento a questo post o scrivere a fedro.luparello@gmail.com

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  5 Commenti per “Non rispetti le regole? Ci pensa “Perchè no”!, del 9 gennaio 2013, mercoledì”

  1. L’idea sarebbe buona, ma il guaio è che non sono in tanti a potersi permettere di ricorrere alle vie legali per questioni “di principio”….soprattutto da quando, in tempi recenti, è scattata la tagliola dell’automatica condanna al pagamento delle spese in caso di soccombenza nei giudizi.
    Comunque, vediamo di “contarci” e poi deciderò.

    • In funzione del numero di adesioni si potrebbe decidere di fissare una quota associativa tra 50 e 100 €. Con la somma raccolta si porterebbero avanti le prime cause e man mano che dovesse crescere il contenzioso si chiederebbe un contributo ai soci. Non dobbiamo raccogliere milioni di € ma qualche decina di migliaia di €. 1.000 adesioni permetterebbero di raccogliere una cifra tra 50 e 100 mila € e di cose se ne possono fare con questa cifra … specialmente se si riuscisse a coinvolgere un team di avvocati d’assalto con il pallino del rispetto della legalità. Difficile? Si … proviamo? Perchè no!

  2. Ho diverse perplessità rispetto all’iniziativa, sicuramente interessante:
    1. il ruolo del sindacato verrebbe svuotato delle sue prerogative e del suo significato. In un momento storico in cui i sindacati si vedono scavalcare a piè pari (almeno da 10 anni) dalla politica, aggiungere anche un’iniziativa simile significa: “Non siete più capaci di svolgere il vostro ruolo, per cui ci sostituiamo a voi”. Potrei anche condividere questa posizione, visto che a fronte di contesti assolutamente cambiati, il sindacato non ha saputo trovare forme di lotta alternative, seppure richieste a gran voce dagli iscritti.
    2. L’azione conseguente e coerente sarebbe quella di cancellarsi dal proprio sindacato, che ha una storia che ci ha convinto a fare delle scelte di condivisione, seppure in questo momento la fidelizzazione è legata più che altro alla speranza: “Ha’ da passa’ a’ nuttata”.
    3. Non abbiamo contezza dell’impegno economico.
    Sono d’accordo con chi propone: Contiamoci.

    • Penso di avere scritto più volte che nonostante il mio disimpegno dall’attività sindacale resto un iscritto al sindacato in cui ho militato.
      L’iniziativa che propongo mira ad attuare una azione sistematica di denuncia nelle sedi opportune delle illegittimità compiute dai verti dell’Amministrazione, illegittimità nelle quali il sindacato spesso non si avventura.
      La nostra iniziativa potrebbe anzi portare a una rivalutazione del ruolo del sindacato … riflettiamoci!

  3. Mi permetto di segnalarti un argomento che potrebbe già diventare oggetto di “impugnativa sistematica” e riguarda il bando, pubblicato sulla GURS serie concorsi n.1 dell’11 gennaio 2013, che annuncia la formazione di un elenco degli aspiranti idonei alla nomina a direttore generale delle Asp della Regione siciliana.
    Il secondo requisito richiesto, oltra al titolo di studio, è la qualifica dirigenziale con relativa esperienza almeno quinquennale nel campo delle strutture sanitarie o settennale negli altri settori (quindi, in pratica, possono concorrere tutti i dirigenti regionali), maturata nei dieci anni precedenti la data di pubblicazione dell’avviso nella GURS.
    Poi viene chiarito cosa debba intendersi per “esperienza dirigenziale”: e su questo, potremmo anche essere d’accordo (anche se a me, rimane un dubbio….).
    Il quarto requisito, dopo il terzo relativo all’età anagrafica, avrebbe potuto essere “tranciante”: il possesso del certificato attestante la frequenza del corso di formazione in materia di sanità pubblica e di organizzazione e gestione sanitaria. Il fatto è che due paroline aggiunte nel testo, e cioè “ove conseguito”, ne vanificano del tutto lo spirito e, direi addirittura, la logica stessa.
    Ma che razza di “concorso” è? Un candidato che si propone per andare a dirigere una struttura complessa e di grande responsabilità come un’Azienza sanitaria non dovrebbe avere competenza specifica nel settore? O va bene pure il dirigente di una fabbrica di frigoriferi?

    P.S.: il mio “dubbio” riguarda il fatto che a questo concorso possano partecipare anche dirigenti esterni che abbiano prestato servizio negli uffici di gabinetto: cioè, raccomandati e con titolo conseguito a sbafo. Anzi, più che un dubbio, è una certezza…..

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