Come si ebbe a dire nella precedente puntata, di Walalla non è arrivato a noi nulla se non pochi frammenti. Frammenti di storie e racconti affidati ai supporti più improbabili, pergamene, mattonelle, graffiti rupestri.

Nell’ultimo scorcio del regno di Walalla, l’unica preoccupazione del sovrano e della sua corte era stata quella di condizionare l’informazione. Doveva esserci un’unica voce, quella del sovrano.

Le arti classiche furono mortificate. La pittura, la scultura, l’architettura, la poesia, la narrativa, furono lasciate agli artisti di corte.

Non era consentita alcuna forma di espressione che non fosse preventivamente autorizzata dal ciambellocchio di corte, Clammy, vi ricordate l’arieggiatore?

Perchè si arrivò a questo?

Per un fenomeno increscioso che duro alcuni mesi e che coprì di ridicolo il sovrano e membri autorevoli della sua corte.

Era successo che l’arte, oramai in mano ai prendincu che sapevano benissimo quali esigenze del sovrano andavano titillate, doveva rispondere a dei clichè fissi e nelle rappresentazioni ufficiali il sovrano e la sua corte volevano osannare sempre le stesse produzioni, perchè costava troppa fatica cimentarsi con opere nuove. La loro preoccupazione era di correre il rischio di non capirle e della figura che ci avrebbero fatto davanti al popolo.

Ma tra il popolo c’erano uomini e donne con l’arte nel sangue che non potevano sopportare di non potersi esprimere e fu così che altre forme di arte, meno evidente e meno comprensibile per occhi e orecchie stanche, si affermarono.

Questi artisti presero a cimentarsi con nuove forme di espressione comprensibile soltanto agli adepti. I più non capivano, ma quelli che erano in grado di comprendere si divertivano un mondo.

I cibernauti, così vennero chiamati quei popolani che si esprimevano con composizioni dei simboli I e O, con le quali coprivano tutte le superfici possibili, quali le facciate delle case, dei palazzi governativi, dei luoghi di culto.

Erano composizioni belle da vedersi ma che non giustificavano l’ilarità che suscitavano in alcuni.

Quando l’ilarità assunse dimensioni preoccupanti, il ciambellocchio di corte avvertì il sovrano che gli diede l’incarico di capire cosa stesse succedendo. Una delle caratteristiche del ciambellocchio di corte era quella di non assumere alcuna iniziativa senza che questa gli fosse ordinata dal sovrano e una volta che la decisione era del sovrano il ciambellocchio ci teneva che tutti sapessero che era stato il sovrano a decidere e il fatto che la proposta iniziale fosse stata del ciambellocchio doveva essere rimossa da qualsiasi mente. La versione ufficiale era che il ciambellocchio ci teneva a non oscurare l’onniscienza e l’onnipotenza del sovrano.

Non ci volle molto, anche al ciambellocchio di corte, per venire a capo della faccenda.

Quelle strane composizioni grafiche a base di I e O non erano altro che un alfabeto binario messo a punto da un adepto della scuola dei praticoni. Disponendo del decodificatore delle combinazioni di simboli era possibile leggere su tutte le superfici della città poesie, favole, racconti e … libelli. Erano in particolare i libelli che destavano l’ilarità popolare in quanto venivano messi alla berlina il sovrano e i componenti più improbabili della sua corte. Ma la cosa che divertiva di più era che tutti i libelli cominciavano affermando che quanto di seguito riportato proveniva dal diario segreto (che segreto non era più!) del ciambellocchio di corte.

La repressione non si fece attendere.

Una volta che il ciambellocchio riferì il tutto al sovrano, questi dispose che gli autori delle composizioni, i cibernauti, le cancellassero e che poi venissero esiliati con le loro famiglie.

La punizione più dura fu inflitta al praticone che aveva inventato l’alfabeto binario “U ntale Cè”.

“U ntale Cè” fu costretto ad assistere a tutte le prove e le successive rappresentazioni che gli artisti di corte producevano. Sembra che le origini degli esperimenti di Pavlov abbiano preso origine da un frammento arrivato fino a lui e nel quale si descrive la metamorfosi di “U ntale Cè”.

Il ciambellocchio di corte fu inoltre incaricato dal sovrano che qualsiasi rappresentazione grafica e sonora andasse preventivamente autorizzata previo esame attraverso un complicato congegno che il ciambellocchio avrebbe messo a punto con l’aiuto di e-Walalla. Nelle more della messa a punto del “verificatore” ogni rappresentazione andava presentata al ciambellocchio 30 anni prima della data di utilizzazione e il ciambellocchio avrebbe avuto tempo fino a trentanni dopo tale data.

La cosa stupefacente è che ci fu sempre qualche praticone che si prese la briga sottoporre a tale iter le proprie rappresentazioni, nonostante l’esperienza di “U ntale Cè”.

Inutile dire che il ciambellocchio di corte cominciò a essere guardato con sospetto e,  di tanto in tanto, i suoi appartamenti vennero perquisiti per motivi di sicurezza. L’arieggiatore ci credeva!

Condividi:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Technorati
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
© 2016 Ricordare Suffusion theme by Sayontan Sinha